Archivio mensile:aprile 2012

La sporchia

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Oggi ho conosciuto la sporchia!
Mi trovavo casualmente (ahahahaha!) davanti al mio caseificio preferito, in quel di Noicattaro, e ho visto la sporchia! Davanti al caseificio stazionava un 3 ruote con un meraviglioso carico di carciofi e fave. Il 3 ruote era di proprietà di 2 fantastici vecchietti, marito e moglie, che avevano raccolto dal loro campo carciofi, fave e sporchia, e li vendevano senza troppi complimenti, non a chili, non a grammi, bensì a buste. Mi sono avvicinata e ho puntato col dito inquisitorio una cassetta di sporchia che spiccava in un senso esotico in mezzo ai carciofi, chiedendo alla vecchietta: “buongiorno signora, mi scusi, cos’è??” E..Dramma! La vecchietta parlava un antico idioma a me quasi completamente ignoto, come spesso mi succede quando ho a che fare con gli abitanti dell’hinterland nojano. Ma stavolta giuro, ho capito subito che avrei avuto le più serie difficoltà di comprensione! La vecchietta, bellissima contadina col viso divorato dal sole e dal campo, ha prontamente risposto: “chess iau a spcch!” “Beh… emmò che si fa?” ho pensato io. E ci ho riporovato, tentando di apparire meno lingusticamente ostile, esprimendomi esattamente così: “scusa signò, non sò capit! Ripeti!”, Al mio “ripeti!” è intervenuto il vecchietto che, giuro, era davvero più incomprensibile della vecchietta e ha ribadito il concetto: “iaaau spchhh!!!” Allora ho iniziato a fare una sorta di spelling, rivolgendomi esclusivamente alla vecchietta che avevo istantaneamente nominato mia interprete e traduttrice: ” la… Spicch, specch, spucch…??”E la vecchietta, con un sorriso pietoso: “none, signò, vid ca chess iau a spcch: a s-p-o-c-c-h-i-a!” Io: “la spocchia?” Lei: “eh, see signò, a spocchia!” Io non so perchè, ma questa è proprio la situazione in cui adoro trovarmi: una vecchietta che parla un idioma antico, un carruccio carico di carciofi fave e sporchia (in questo momento del racconto ancora “spocchia”), e altre domande da fare alla vecchietta. “Ok” ho pensato,” ora devo sapere tutto su sta “spocchia”, quindi coraggio e “recchie appizzate”!

Il dialogo tra sordi continua…
Io: ” signò, ma iè bbun sta spocch? (signora, ma questa spocchia è buona?)
La vecchietta: ” c’ià buain? Ià buain buain! (se è buona? E’ buona buona !)
Io: “e com la cucin? (vabbè, questa si capisce..)
La vecchietta: ” la da faje com l’nzalat (la devi preparare in insalata), me la da bollaje jend all’acgu’ (ma la devi bollire nell’acqua) co u sail (col sale)“….
Ero entrata nel vivo dell’idioma e mi sentivo anche idiota.. Ora dovevo sapere dove si trovava sta “spocchia”, quando e perchè cresceva, quindi: “Signò, ma vu tnit u camb vostr? ( rivolta anche al vecchietto per mia fortuna zittito: signora, ma voi avete il campo vostro?)
La vecchietta, fiera: “sine, tnim a camp  vers a Maul (sì, abbiamo il campo verso Mola di Bari)..
E poi ha continuato a dare informazioni sulla “spocchia”, di sua spontanea volontà: “a spcch ste in mezz i fav e quann ste, a fav nonn a chiù bbon, no s pot arracoggh chiau. (quindi: la “spocchia” è una pianta infestante, cresce tra le fave e quando c’è, le fave non sono più buone, inutile raccoglierle), po a pot faj pur com a la carciof fritt: a buain! Me nipot a ved com a mang! (la puoi cuocere anche come i carciofi fritti, è buona! Devi vedere come se la mangia mia nipote!)
Poi mi ha mostrato  come pulirla,  ha riempito una busta con una vagonata di “spocchia” e mi ha detto, in perfetto italiano: “2 euro”. Io ho detto: “aspè signò! Prendo anche i carciofi e le fave!” E il vecchietto, assopito fino a quel momento, mi ha rivolto la parola brandendo un carciofo, e non so proprio cosa abbia detto…

Comunque: pulire la sporchia spezzando i gambi e lasciando solo le sommità, lessarla  in acqua bollente con sale per circa 20 minuti, scolarla per bene, condire con olio e.v.o. , aglio fresco e menta altrettanto fresca. Che fatica! Buon appetito!

Carciofi ripieni

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Stamattina sono passata da Mammà per un caffè e, cosa assai rara visto l’orario, l’ho beccata indaffarata ai fornelli. Preparava carciofi ripieni, e io non ho resistito.. Una ricettina squisita, semplice e veloce, anzi, per lei velocissima visto che la mia mamma usa spesso e volentieri quella che io definisco la FAMIGERATA pentola a pressione, per me oggetto di terrore e panico che rappresenta, più che una pentola, una vera e propria bomba pronta all’esplosione in qualsiasi istante, infatti non l’ho mai usata e mai la userò. Lo ssso, è utilissima, ma..  Mi terrorizza, non posso farci nulla! :-)
Però i carciofi sono pronti in 10 minuti, c’è da dire…
Carciofi ripieni di Mammà:
ingredienti per 2 persone (a casa di Mammà. Diversamente direi per 4 persone..)
6 carciofi
2 uova
un pugno di pecorino grattugiato
sale
3 fette di pane
olio e.v.o.
1 spicchio d’aglio

procedimento:
Pulite i carciofi, metteteli in acqua acidulata con succo di mezzo limone.

Togliete la crosta dalle 3 fette di pane e ammolate la mollica in acqua, strizzatela per bene.Unite la mollica alle 2 uova che avrete sbattuto con un pizzico di sale, il pecorino grattugiato e un filo d’olio.

Aprite i carciofi come delle “rose”, metteteli capovolti per scolare l’acqua e se neccessario asciugateli con la carta assorbente.
Riempite i carciofi col ripieno.
Mettete i carciofi nella FAMIGERATA pentola a pressione,  con un mestolo d’acqua, un filo d’olio e 1 spicchio d’aglio (aggiungete un filo d’olio anche sui carciofi)
Eccola! In tutto il suo fascino sinistro: la FAMIGERATA pentola a pressione di Mammà, in servizio da ben 47 anni!
Ed ecco infine i carciofi, cotti e pronti dopo 10 minuti nella pentola horror.
Se avete ancora tempo, visto che i 10 minuti passano subito, potete dare una spolverata di pangrattato sui carciofi e quindi passarli per qualche istante in forno per una leggera crosticina.. Se no, già così sono ottimi. Buon appetito!
P.s.
Se c’è qualche pentola horror fobica/o in giro: rassegnatevi come me a circa 30 minuti di cottura tradizionale..
E se considerate il carciofo una specie di oggetto alieno, abbiamo anche un video dove Nicoletta insegna a pulire i carciofi. Il video è in inglese BUT… Basta dare un’occhiata!
https://cimedirapa.wordpress.com/2011/05/16/video-how-to-clean-small-artichokes/

La pizzaiola dell’Architetto/The Architect’s pizzaiola

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L’Architetto in questione è il carissimo amico Claudio Varone che avete già visto in azione nel video sui panzerotti.
Questa volta ci prepara le pappardelle fatte in casa (da lui, ah signora mia, gli uomini che Cucinano con la C maiuscola!) in una maniera classica che più classica non si può: alla pizzaiola.

Pochi ingredienti e buoni per un piatto meraviglioso, magari da fare proprio oggi che è Pasquetta con quello che c’è in casa. Ovviamente vanno bene anche le pappardelle o le tagliatelle “compre”. I pomodorini sono il segreto della riuscita (o del rovinoso fallimento) di questo piatto: sceglieteli buoni, maturi e saporiti.


Pappardelle alla pizzaiola dell’Architetto

250 gr pomodori ciliegini
2 spicchi d’aglio tritati fini
due manciate di pangrattato, anche negli interstizi tra i pomodori
tanto olio e.v.o.
una manciata abbondante di origano secco
sale
pepe nero

Scaldare il forno a 180°C.

Stendere i pomodorini tagliati a metà (con la parte tagliata rivolta verso l’alto) su una teglia coperta di carta da forno.

Irrorarli bene d’olio e coprirli con un miscuglio di aglio tritato, pangrattato, sale, pepe e origano.

Farli cuocere in forno finché si forma una crosticina bella croccante e abbrustolita e i pomodori sono leggermente caramellati.

Nel frattempo cuocere al dente le pappardelle in acqua salata e scolarle.

Saltarle un minuto in una padella con olio e.v.o. e i pomodori al forno.
Servire immediatamente.


ENGLISH

The Architect I’m talking about is my great friend Claudio Varone whom you’ve already seen in action in the panzerotti video.
This time he prepares home-made pappardelle pasta (made by himself, Goddess bless men who can cook!) in a super classic way: alla pizzaiola.

A few good ingredients for a wonderful dish, perfect for tonight’s dinner with what you have in your pantry. Of course you can also use ready-made pappardelle or tagliatelle.

The cherry tomatoes make this recipe or break it: choose them good, ripe and tasty.

Pappardelle alla pizzaiola dell’Architetto

250 gr cherry tomatoes
2 cloves of garlic, finely chopped
two handfuls of breadcrumbs, also in between the tomatoes
lots of e.v. olive oil
a handful of dried oregano
salt
black pepper

Pre-heat the oven at 180°C.

Lay the tomatoes, cut in half with the cut side up, in an oven dish covered with baking parchment.

Sprinkle them abundantly with olive oil and cover them with a mixture of chopped garlic, bread crumbs, salt, pepper and oregano.

Bake in the oven until you obtain a nice crunchy crust and the tomatoes are lightly caramelized.

In the meantime, cook the pasta al dente in salted boiling water and drain.

Sautee the pappardelle for about 1 minute in a frying pan with some more e.v. olive oil and the baked tomatoes.
Serve immediately.