Archivio mensile:ottobre 2012

Le mie ricette foto-scazzate: Maiale con verdure al Moscato di Trani

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Se vi svegliate presto la mattina e non avete nulla di meglio da fare, potete affrontare la faccenda del maiale con verdure al Moscato di Trani. Io ogni tanto l’affronto, sempre per andare incontro ai gusti del Cannibale – Terribile, come ho già  spiegato nel post “involtini di carne al pistacchio”. Non è che dovete andare personalmente andare a scannare il porco alle sette di mattina, sia ben chiaro, ma la cottura è mooolto lenta e quindi per le otto e mezza al massimo tutta la faccenda è meglio sia in pentola.
E non è che dovete sorvegliare la faccenda dalle otto e mezza all’ora di pranzo, sia ben chairo, anzi, potete andare al lavoro e rientrare comodamente, mentre con fiammella minima il maiale cuoce..cuoce..cuoce.. Non gli succede niente , può anche stare da solo, non ha bisogno di assistenti, se la vede lui.
Cosa occorre per 4, 6 persone, ma non ne sono certa, il Cannibale spazza via tutto tra pranzo e cena..
Il maiale, (la parte che uso è il prosciutto) un paio di kg
Verdure miste (sedano, cipolla, carota, verza, peperone) in quantitativi assolutamente facoltativi, perché costituiranno il contorno, una volta pronto il tutto.
Olio e.v.o.
sale
pepe nero
noce moscata
un pizzico di curcuma se vi piace
brodo vegetale
patate
il Moscato di Trani

Tagliate a pezzi le verdure, non tritate, mi raccomando, e mettetele in pentola con olio evo e il maiale. Date una scaldata per rosolare leggermente il tutto.

Ordunque, senza troppe storie aggiungete un bicchierone di Moscato di Trani (potete sostituirlo col vino bianco, ma vuoi mettere il profumo del moscato…), una bella sgrattugiata di noce moscata, il pizzico di curcuma, una macinatina di pepe nero, e aggiungete brodo vegetale fino a coprire la carne. (il brodo vegetale io lo produco nella maggior parte dei casi con dado BIO) Aggiustate di sale, coprite la pentola e regolate la fiamma al minimo. E dimenticatevi dell’esistenza della pentola. Ah, ovviamente NON usate il fuoco grande della cucina, un medio piccolo è quello giusto. Al minimo.
Se dovete andare a fare i fatti vostri nel frattempo, non createvi problemi.



Dopo 3 ore di cottura, calerei delle patate a pezzetti, che non guastano e che prenderanno un sapore squisito, ma non è obbligatorio.
Alla quarta ora di cottura, scoperchierei, ma non è obbligatorio . Il liquido si è ridotto, gli darei un’ulteriore riduzione alzando la fiamma.
Beh. alla quinta ora in genere si esce da scuola e il maiale esce dalla pentola.
Un piatto buonissimo, squisitissimo, profumatissimo, fighissimo! Come sono brava! (vi ho convinto?)
Come dice la mia amica Marina: “mamma mia com’è brutta la carne, proprio non è fotogenica! ” Vero, sono d’accordo, non lo è. Ma iè bbbbun.

¡Que viva España! terza ed ultima puntata: la torta Santiago di Renata

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La miniserie ¡Que viva España! termina qui. (prima puntata la sangria di Fatina, seconda puntata: la paella )
Renata, che è stata gentilmente invitata, visti i suoi “colori”, ad impersonare la nostra icona di stile del giorno della paella, non solo si è dovuta presentare rigorosamente spagnoleggiante e non solo si è prestata ad un incredibile intro nel video della paella, ma ha anche portato il dessert. Ha preparato la torta Santiago e una torta fruttata. Per me che vado matta per le mandorle la Santiago, che prende il nome dalla città spagnola  che nisciun di noi ha mai visitato, Santiago de Compostela, è una roba deliziosa. Con tanto di croce dell’Ordine di Santiago scavata nello zucchero a velo!… Facile e veloce da preparare e..Sparita in un amen, olé!

Renata rassegnata ad impersonare La Spagnola nel giorno della paella. ¡Que viva España!

La ricetta è più che semplice:
ingredienti:
mandorle spellate 250 gr
zucchero 250 gr
4 uova

Polverizzare lo zucchero, tritare le mandorle. Unire le uova a mandorle e zucchero, Amalgamare bene il tutto.
Mettere il composto in una teglia,preferibilmente del tipo a cerniera. Infornare a 180° per 25/30 minuti.
Quando è raffreddata,  sulla superficie  zucchero a velo.

Vellutata di zucca, patata dolce e salvia (ospiti d’onore di Cime di Rapa: Gattone e Gattino)

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Ho passato un pomeriggio con i miei nipotini stupendi, Gattone e Gattino, al secolo Giovanni e Alessandro, in una sessione di Halloween Art Attack . Gattone e Gattino hanno composto una bellissima famiglia con zucca mele e cipolle,  la famiglia Soldout, Soldine e le Cipolline, così battezzata da Gattone che mi ha anche chiesto: “zia, questa lo metti su Cime di Rapa, vero?” :-) Io ho risposto: “ma certo che la metto!” E quindi siccome una promessa  va mantenuta… Per i miei 2 adorati nipotini ecco qui:

Gattone e Gattino all’opera! :-)
Il resto di questo post è sicuramente meno importante, e consiste in una vellutata di zucca con patata dolce e salvia. La parte interessante (oddio, interessante è una parola forte..) è che alle 6 e mezza di mattina, dopo aver provato ad aprire la zuccona con coltellacci di tutti i tipi e tutti i generi e dopo aver squarciato il silenzio con il roarrrrrrr del coltello elettrico che è rimasto incastrato e basta,  ho capito che un semplicissimo “Caimano” e molta pazienza avrebbero risolto il problema, sic transit gloria mundi!
Gattone e Gattino, la zucca è andata, ma come da seconda promessa, prima di Halloween ne intaglieremo una seria!

Vellutata di zucca,patata dolce e salvia.
Ingredienti per 2 persone:
Pezzi di zucca
1 patata dolce
foglie di salvia
olio e.v.o.
sale
pepe.
pochissimo gorgonzola da sciogliere nella vellutata,facoltativo.( io non l’ho usato perché la mia religione ne vieta categoricamente l’acquisto e il consumo  ma secondo me ci starebbe bene)


Procedimento:
prendete i pezzi di zucca privati di semi e filamenti ma non della buccia e sistemateli comodamente in una teglia che mettete in forno preriscaldato a 200° per circa un quarto d’ora. Togliete la zucca, fatela raffreddare se no finite all’ospedale e con felicità, un sorriso e con un coltello qualsiasi togliete la bucciaccia con moolta facilità e  tagliate pure la zucca a pezzetti con mooolta facilità. Nel frattempo avrete sbollentato per 15 minuti la patata dolce che a durezza se la gioca con la zucca e non si sa chi vince.. Mettete i 2 mostri a pezzetti in una pentola con del latte, foglie di salvia fresca e un pizzico di sale. Cuocete per una ventina di minuti, Togliete dal fuoco e usate il frullatore a immersione per ottenere la vellutata. Mangiatela caldissima con un filo d’olio evo e una macinata di pepe.

Melanzane rosse di Rotonda (Pz) ripiene

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Quando ero piccola mia madre simpaticamente mi appellava miss Peperone o miss Melanzana. Era forse in fondo  lieta di avere una figlia che non faceva storie a tavola, cioè quella sarei io, perché  invece mia sorella.. Vabbè, un giorno scriverò di cosa NON mangiava mia sorella Emma quando era piccola, e riempirò una decina di volumi tipo Treccani: volume 1 AA – DEF, volune 2: DEF- MRN e via dicendo.. Ma.. c’è sempre un ma… Il problema di Mammà consisteva nei quantitativi: quanta roba sarebbe bastata? Quanta poteva sperare di riproporre per cena? Che domande stupide si poneva Mammà..uff…Lei sfornava una teglia di parmigiana di melanzane, per esempio, e la piccola Valentina iniziava con metodo a deturparne le splendida e squisita crosticina qua e là, tentando di “rattoppare” la superficie allargando e sparpagliando la crosticina superstite al fine di coprire gli orrendi vuoti.. Le fette “ad angolo”, e gli angoli di una teglia sono 4, erano riservate alla piccola devastatrice, nel senso che se ne impadroniva con dei veri e propri golpe, e le parti “attaccate” al fondo, angolo o no, venivano raschiate ad arte… Emma guardava, noncurante e un po’ schifata (però mò ha imparato, azz..). Non ne restava nulla. Fette di parmigiana, peperoni au gratin, peperonate, caponate, melanzanotte imbottite, grigliate.. Nulla. E sto parlando di contorni, immaginate il resto… Poi arrivarono i rinforzi,  sotto mentite spoglie di bambina perbenissimo ed educatissima che-mai-si-sarebbe-permessa-di: arrivò Nicoletta! E allora fu guerra. Le mamme iniziarono a segnare i livelli delle conserve nei vasetti, a monitorare le teglie, a minacciarci, anche ad ululare tipo sirena di inutile allarme… Eheheheh.. La guerra l’abbiamo VINTA NOI.
E oggi? Repetita iuvant, solo che IO decido quanto è grande la teglia, IO decido quanta me ne magno, e giuro, mi piace questo mio POTERE!
Detto ciò, veniamo a queste bellissime melanzane che ho beccato all’Ipercoop . Miss Melanzana non poteva farsele scappare. Melanzane rosse di Rotonda (Pz) dop. Che carine! Ero a caccia di mele murgine  e le ho trovate, ma poi chiaramente ho buttato l’occhio al mio adorato banco ortaggi e le ho viste!
Nella loro confezione ho trovato anche un piccolo ricettario a cura di alcune signore di Rotonda. Carinissimo. Ma io ho fatto di capa mia:

Melanzane rosse di Rotonda ripiene

Ingredienti: 6 melanzane
1 spicchio d’aglio
erbe aromatiche fresche (quali vi pare e piace. Io: maggiorana,timo, menta, dragoncello)
pane casereccio tostato nel forno e sbriciolato grossolanamente (io: pane di Laterza)
pecorino grattugiato (quanto vi pare, io 2 cucchiai)
1 uovo
sale
olio evo

Procedimento:
tagliate la sommità delle melanzane, praticamente decapitatele..

Svuotatele aiutandovi con un coltellino e un cucchiaio.

Sbollentate le melanzane svuotate,
tagliate la polpa ricavata dal loro interno a pezzetti e tritate le erbe,

appassite i pezzi di melanzana in una padella con olio e lo spicchio d’aglio.
Toglieteli dal fuoco, unite pecorino, pane, sale, le erbe aromatiche tritate e l’uovo, (togliete prima lo spicchio d’aglio!!)

amalgamate il tutto, riempite le melanzane,  coprite ciascuna melanzana con la sua testa decapitata, mettetele in una teglia precedentemente unta con un filo d’olio e infornate a 200° per circa 30 min.

Un fuori programma, si materializzano a casa mia ogni tanto ululando “cucinamiii, cucinamiii”.. Le cosiddette melanzane fantasma:

¡Que viva España! Seconda puntata: come si prepara la paella valenciana

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Trovo estremamente noiosa e triste la didattica pura.
In ogni circostanza la strada della vita non è una linea retta, ma  un percorso  decisamente vario, che attraversa paesaggi, che delinea curve, movimenti, salite, discese, che incontra pioggia, vento, meravigliosi tramonti, nuvole grigie, scintillanti giornate, notti stellate, buio improvviso, vallate profonde, vette maestose, mari solenni, deserti placidi, boschi profumati…
Chiunque si avvicini all’ arte di cucina, dove per arte  intendo anche 2 uova in padella, racconta di sé.
La sua creazione è sempre personale e unica. Ed ha una storia. Io racconto queste storie. Sono una cantastorie, narro di ciò che mi piace preparare, ciò che mi piace mangiare, narro delle persone a me care, condivido con loro la mia modesta esistenza e le ringrazio per darmi l’opportunità di filmare, di ascoltare, di imparare, di condividere la tavola con loro. Ogni piatto che ci piace ha una storia che si lega alla nostra vita, e ne diventa parte.

Teresa, Lucia, Mariella, Renata e la sottoscritta nel giorno della paella.

Teresa, Lucia, Mariella, Renata e la sottoscritta nel giorno della paella.

Per me una ricetta non è didattica, è un racconto, una storia, e…. perché no, talvolta una fiaba…
C’era una volta un.. RE!
Il suo nome è Dario, che di regale già ha tanto, come nome..
Chi frequenta questo blog ha imparato a conoscerlo. Dario cucina. Perché gli piace. E cucina benissimo.
l’ho visto stanco Dario, dopo aver passato tutta la mattinata in cucina per preparare la paella valenciana.
E di domenica forse anche Dario avrebbe voluto riposare, ma…  Il racconto è nel video.. Videoricetta, ma soprattutto storia.
C’era una volta un RE…

Paella Valenciana
Dosi x 10 persone

ingredienti:
olio e.v.o.
2 cipolle
6 spicchi d’aglio.
8 fusi di pollo
8 salsicce di maiale
8 fette di lonza di maiale
4 peperoni grigliati privati della buccia e dei semi
fagiolini lessi (oppure piselli e fagioli)
misto mare (seppioline, calamari, gamberi, scampi, cozze)
riso (8 tazzine da caffè)
paprika piccante (un pizzico)
zafferano (almeno 7 bustine)
brodo
vino bianco secco

Preparazione:
nella paellera olio evo, cipolle tritate e fusi di pollo. Rosolate i fusi aggiungendo vino bianco un paio di volte, giusto mezzo bicchiere per volta.
Togliete i fusi quando la carne è morbida e si stacca dall’osso. Puliteli, tenendo solo la carne a pezzetti priva della pelle. Teneteli da parte. Nel frattempo mettete in paellera la salsiccia tagliata a pezzetti e la carne tagliata a pezzetti. Stesso procedimento dei fusi. Unite di nuovo i pezzi di pollo. Aggiungete i peperoni sfilettati, lasciate cuocere con la carne fino a quando i peperoni non si saranno praticamente sciolti, ne rimarrà giusto qualche traccia. Unite i fagiolini lessi secondo gradimento, Dario ne mette una ciotola. Cuocete per una quindicina di minuti. Togliete poi tutto dalla paellera, lasciando solo il fondo. Mettete in paellera l’aglio e un filo di olio evo.
Aggiungete gli scampi, cuocere per qualche minuto, poi il resto del misto mare..
Cuocete ancora. Completata la cottura togliete il misto mare dalla paellera, ed è la volta del riso. Versatelo e tostatelo col fondo di cottura e un po’ di vino, che sfumerà.. Aggiungete i primi 2 mestoli di brodo di carne o vegetale, filtratissimo, nel quale avrete diluito lo zafferano. Quando il riso avrà assorbito i primi 2 mestoli, versate in paellera la carne, girate col riso, versate il pesce, amalgamate bene il tutto e continuate con i mestoli di brodo, rimescolando continuamente la paella. Controllate la cottura del riso, che non sia troppo cotto! Rimane un po’ “lento” con gli ultimi 2 mestoli di brodo. A questo punto dovete passare la paella nel forno perché si formi sulla superficie una leggera doratura e crosticina.
Che buona, mamma mia!
Il video è un po’ lungo considerando che il procedimento comprende diverse fasi, ma è davvero efficace.
BUONA VISIONE!