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Un piatto natalizio speciale per un vino speciale

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Quando sul suo blog ho letto che il produttore di vini pugliese Paolo Cantele cercava blogger che volessero creare piatti da abbinare ai suoi meravigliosi vini non ho resistito e mi sono subito proposta. Veramente ho subito proposto come autrici le Cime di Rapa al completo, ossia il duo Valentina e me (è stata proprio Valentina a farmi assaggiare per la prima volta un vino di Cantele, il “Teresa Manara”), però purtroppo da allora ad oggi non sono riuscita ad andare a Bari e quindi la videoricettuzza fatta insieme appositamente per questa occasione resta nella mente di Dio. Magari l’anno prossimo, se Paolo e la famiglia Cantele decidono di riproporre questo bel “gioco” di incastri cibo/vino.
Il duetto culinario comunque c’è stato, infatti questo piatto è nato in collaborazione con Alan, l’amico e collega che lavora con me presso la mia scuola di cucina qui ad Amsterdam. Stavamo provando un piatto per il menu natalizio da far fare ai nostri alunni e sperimenta che ti sperimenta ci siamo inventati questa ricetta che per i sapori abbastanza decisi ben si presta ad accompagnare – e a farsi accompagnare, come dicono gli anglosassoni it takes two to tango – un vino importante come l’Amativo. Infatti ho deciso subito che il piatto da abbinare all’Amativo sarebbe stato questo.

Perché l’Amativo di Cantele (60% Primitivo e 40% Negroamaro) è indubbiamente un vino importante. Sul sito dell’azienda produttrice lo definiscono adatto a “formaggi ad alta stagionatura, salumi affumicati e speziati. Carni rosse con cotture saporite, da sperimentare con l’asino e il cavallo. Primi a base carne, notevolmente elaborati. Un vino che, strano a dirsi, non disdegna la compagnia di un buon sigaro.” Proprio il mio tipo di vino, direi, con un’elevata percentuale del mio adorato Primitivo e in grado di rappresentare al meglio l’intensità e la purezza dei vini pugliesi che tanto amo.

I sigari non li sopporto e l’asino e il cavallo non li ho mai cucinati (assaggiati, quello sì, ma direi che non mi fanno impazzire). Le carni rosse, invece, mi piacciono molto, però nonostante questo per il nostro piatto abbiamo scelto la fesa di tacchino, una carne piuttosto leggera e digeribile perché il menu natalizio completo de La Cucina del Sole non è mai leggerino e quindi meglio evitare di strafare dove si può. Leggera sì,  però “fortificata” dall’uso dei funghi porcini secchi e del prosciutto cotto affumicato nel ripieno che hanno dato molto più corpo al piatto.

Eravamo partiti con un’idea e, strada facendo, abbiamo finito per fare qualcosa di completamente diverso che però ci ha parecchio soddisfatti.
I carciofi stufati insieme al rotolo di tacchino richiedono sicuramente un vino che “regga” e l’Amativo si presta benissimo ad accompagnare persino una verdura difficile (diciamo pure quasi impossibile, per quanto riguarda gli abbinamenti cibo-vino) come il carciofo.

La ricetta è stata eseguita da Alan e fotografata da me. Come spesso ci succede, al momento dell’assaggio abbiamo un po’ perso la concentrazione e ci siamo dimenticati di fare delle foto del piatto presentato come si deve perché eravamo troppo impegnati a godercelo. :D
Aggiunta del 19 dicembre 2011: La ricetta è stata poi da noi rifatta durante un workshop di cucina natalizia e le foto da oggi ci sono. ;)

Servite questo rotolo di tacchino con delle buone patate al forno e abbastanza pane da poter raccogliere il meraviglioso sughetto che si forma in cottura. Buon appetito e, da parte nostra, un augurio anticipato di buone feste!

Rotolo natalizio di tacchino ripieno

Per 8-10 persone

Ingredienti:

2 pezzi di fesa di tacchino da 1 kg circa l’uno
30 gr. porcini secchi
200 gr prosciutto cotto leggermente affumicato a fette spesse
8 uova e 6 tuorli
6 spicchi d’aglio
2 cipolle
8 fette di pane bianco (in cassetta o simile)
2,5 dl. di panna più un po’ di panna per le frittatine
50 gr. parmigiano grattugiato
10-12 carciofi piccoli
un mazzetto di timo
un mazzetto di maggiorana fresca (va bene  anche quella secca)
un rametto di rosmarino
sale e pepe nero
olio e.v.o.
1 bicchiere di vino bianco secco
2 litri brodo di carne

Ammollare i porcini in acqua calda per circa 15 minuti e tagliarli a pezzetti abbastanza grossolani. Aggiungere la loro acqua di “ammollo” al brodo per dargli ulteriore sapore.
Ammollare anche le fette di pane (senza crosta) in 2,5 dl di panna finché sono ben morbide.

Pulire i carciofi eliminando le foglie esterne,  gli eventuali steli e le punte (circa 1/3 dell’intero), tagliarli a metà e porli in una ciotola con acqua acidulata con aceto o limone per evitare che anneriscano. Per vedere il video su come pulire i carciofi fatto da Valentina e me (in inglese, ma si capisce benissimo come fare dalle immagini)  potete fare clic qui.

In seguito preparare quattro frittatine sottili sbattendo 8 uova con un po’ di panna, sale, pepe e una manciatina di foglioline di timo. Friggere le frittatine da entrambi i lati in un padellino antiaderente con un po’ di burro finché sono belle dorate e lasciarle raffreddare.

Tagliare le fette di fesa aprendole a libro (quindi lasciando un lato unito come si vede nelle foto), proteggerle con un foglio di plastica alimentare e appiattirle con un batticarne avendo cura di non danneggiare la carne. Eventualmente, pareggiare le fette tagliando via i lati irregolari.

Mescolare nel mixer il prosciutto tagliato a dadini, il parmigiano, i funghi ammollati, il pane precedentemente strizzato per eliminare l’eccesso di panna, 6 tuorli, foglie di maggiorana a piacere, sale e pepe. Il composto deve risultare relativamente denso ma spalmabile.

Spalmare il composto sulle fette di fesa e poggiarvi sopra due frittatine per fetta appena sovrapposte l’una all’altra. Rifilare le frittatine se fuoriescono dal rotolo, arrotolare la fesa e fissarla con spago da cucina.

Sbucciare le cipolle e tagliarle a pezzettini. Farle appassire in olio d’oliva a cui è stato aggiunto un po’ di burro (utilizzare una pentola grande e dal fondo spesso, per esempio una di ghisa come la nostra).

Fare colorire i rotoli di tacchino da tutti i lati, sfumarli col vino bianco, aggiungere  il rosmarino nella pentola e lasciar cuocere il tutto per un’ulteriore ora a fuoco basso col coperchio sulla pentola.
Tagliare i carciofi ricavando tre parti da ogni metà e dopo circa mezz’ora di cottura metterli in pentola in modo che vengano stufati mentre la carne si cuoce.
Aggiungere di tanto in tanto del brodo caldo se il piatto tende ad asciugarsi troppo e bagnare regolarmente con il sugo di cottura.

A cottura ultimata assaggiare ed eventualmente salare e pepare ulteriormente.

Prima di tagliare e servire la carne con i carciofi lasciarla riposare circa 5-6 minuti fuori della pentola. La salsa può eventualmente essere addensata cuocendola ulteriormente.

Risotto di quinoa al whisky con nasello e verdure miste/Quinoa risotto with whisky, pollock and mixed vegetables

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Per la serie “Ricette fotografate” un altro “terra e mare”. Ebbene sì, a quanto pare quello del post scorso non mi è bastato e come se non bastasse – ancora! – questo è pure fusion.
Non è una ricetta propriamente estiva però l’ho fatta la settimana scorsa quando qui ad Amsterdam il tempo era praticamente autunnale ed ero abbastanza infreddolita e desiderosa di qualcosa di buono e sostanzioso.
Non avevo mai usato il quinoa oltre che bollito e condito con olio e sale come contorno però, visto che ultimamente sono in fase di sperimentazione con cereali diversi dal grano e dal riso, mi sto divertendo a provare varie ricette con ingredienti per me abbastanza insoliti e questo “quinotto“, ovvero risotto di quinoa, è il primo risultato delle mie sperimentazioni. Posso dire che l’esperimento è venuto proprio bene.
Il tocco magico è dato dalla sfumatura effettuata non con il vino, come solitamente si fa per il risotto, bensì con uno dei whisky scozzesi più torbati che ci siano, l’Ardbeg Ten Years Old (lo amo!), che dà al piatto un meraviglioso e intenso aroma affumicato. Un classico Single Malt proveniente da Islay, l’isola detta “la regina delle Ebridi” e famosissima per i suoi fantastici whisky, un posticino che proprio non vedo l’ora di visitare…
Poi c’è il brodo ai porcini. Potete farlo voi, semplicemente aggiungendo qualche fetta di porcino secco ad un brodo vegetale fatto in casa, o usare, come ho fatto io, il brodo biologico ai porcini in barattolo di vetro Vitam, che trovo buonissimo ma che non credo esista in Italia. Direi di evitare i dadi al fungo classici pieni di glutammato che rovinerebbero la purezza di questo piatto, meglio aggiungere un po’ di funghi secchi a un semplice (ma buono) brodo casalingo o fatto con dado biologico.
E naturalmente c’è la stupenda consistenza del quinoa a rendere ancora più interessante il tutto.
L’accoppiata di questo quinotto così aromatico con le verdure saltate in padella e con un umile pesce come il nasello, impilati l’uno sull’altro con l’aiuto del mio nuovo accessorio da cucina di cui già non posso più fare a meno –  il coppapasta con stantuffo – è particolarmente felice.
Però perché raccontarvi un piatto che fareste decisamente meglio a provare?
Magari abbinandolo a un dito di Ardbeg Ten Years Old allungato con un po’ di acqua gelata in una tempestosa serata davanti al caminetto con qualcuno di speciale, immaginando di essere in Scozia. So romantic

P.S.: altre foto più in giù…

Risotto di quinoa al whisky con nasello e verdure miste

Ingredienti per 2 persone

1 carota grande
1 cipolla rossa
4 cipollotti primavera con tutta la parte verde
2 zucchine piccole o 1/2 grande
200 gr quinoa
brodo vegetale ai funghi porcini q.b.
1/2 dl. di Whisky Ardbeg 10 yrs old
200 gr. filetto di nasello
olio evo
sale
pepe nero
1 dl vino bianco

Tagliare la carota e la cipolla a dadini tenendole separate.
Friggere la cipolla in olio evo facendola ammorbidire e aggiungere poi la carota.
Far cuocere la carota finché risulti morbida ma ancora un po’ al dente e mettere da parte.

Far riscaldare in una pentola capiente qualche cucchiaio di olio evo senza cipolla né altro. Tostarvi dentro il quinoa per un minuto. Sfumare con un po’ di whisky torbato e poi continuare la cottura con il brodo non appena l’alcol è evaporato mescolando regolarmente.
A circa metà cottura aggiungere un po’ del verde dei cipollotti (dopo averli lavati e mondati, tenere quindi da parte un po’ delle foglie rimaste da aggiungere in questa fase della preparazione).
Il quinoa tende a restare parecchio al dente. Farlo asciugare abbastanza bene e far riposare tre minuti col coperchio sulla pentola a fuoco spento.

Nel frattempo cuocere i cipollotti (le teste con circa 3-4 cm di gambo) in olio evo, salarli e metterli da parte.

Nello stesso olio dei cipollotti cuocere per qualche minuto i filetti di nasello e sfumare con un po’ di vino bianco. Insaporire con sale e pepe nero. Spezzettare il pesce in pezzi grossolani.

Grattugiare mezza zucchina grande nella pentola con la carota e la cipolla e lasciarla cucinare mezzo minuto. Spegnere, salare e tenere al caldo.

Riempire per un terzo il coppapasta col quinotto su un piatto da portata ben caldo, livellare con lo stantuffo e ricoprire con un po’ di verdure (un ulteriore terzo).
Livellare anche le verdure e aggiungere dei pezzi di pesce, premere bene lo stantuffo anche sul nasello e sollevare con cautela il coppapasta. Io ho sciacquato lo stantuffo con acqua calda tra un ingrediente e l’altro.

Guarnire con due cipollotti.


ENGLISH

For the “Photographed recipes” series, another “Surf & Turf”.
Oh yes baby! Apparently the one I told you about in my last post wasn’t enough and on top of all that this one is even a fusion experiment.
This is not exactly a Summer recipe but I made this last week when here in Amsterdam it was practically Autumn and I was feeling cold and in need of some warm and earthy comfort food.
I had never used quinoa before besides from boiling it and dressing is with olive oil as a side dish. Since I’m experimenting with cereals that are not the usual wheat and rice I’m having fun trying recipes with ingredients that are quite new for me.
This “quinotto“, a quinoa risotto that is, is the first result of my experiments.
I can say that I’m quite satisfied with it since it tasted really nice!
The magic touch was given by using for the risotto not the usual white wine but one of the “turfiest” Scotch whiskies on Earth, Ardbeg Ten Years Old (LUV it!). This divine liquid gives the dish such a wonderful and intense smoky flavour that just smelling it is a pleasure already. A classic Single Malt from Islay, the famous island called “the Queen of the Hebrides” with her fabulous whiskies, a place I definitely long to visit, hopefully very soon…
Then there’s the porcini stock. You can make it yourselves by simply adding some dried porcini mushrooms to a home-made vegetable stock or you can use, as I did, the organic porcini stock from Vitam, which I find excellent (but I don’t know if it exists outside Holland and Germany…). I’d say dump the standard porcini stock cubes full of glutamate that would ruin the pureness of this dish, better to add some dried to porcini to a simple basic stock.
And of course we have the wonderful texture given by the quinoa that makes everything even more interesting.
The combination between this aromatic quinotto with the sauteed veggies and a humble fish like pollock, all piled up on top of each other thanks to my latest kitchen gadget (a food ring with pusher), is really an exceptional one.
But why should I keep on telling you about something that you’d better try yourselves?
And if you like, pair it with a little Ardbeg Ten Years Old mixed with some chilled water on a stormy winter night while sitting in front of the fireplace with someone special, pretending to be in Scotland. So romantic…

Quinoa risotto with whisky, pollock and mixed vegetables

Serves 2

1 big carrot
1 red onion
4 Spring onions, green parts included
2 small courgettes or 1/2 a big one
200 gr quinoa
vegetable porcini stock
1/2 dl. Ardbeg 10 yrs old Whisky
200 gr. pollock fillets
e.v. olive oil
salt
black pepper
1 dl white wine

Dice the carrot and the onion and keep them separated.
Fry the onion in a couple of tablespoons of olive oil until soft, then add the carrot cubes.
Cook the carrot until quite tenderized but still al dente and put aside.

Warm up a few spoons of olive oil in a big enough pan, without onion or anything else. Toast the quinoa in it for one minute while stirring, add some whisky, stir further and let the alcohol evaporate. After that, keep on cooking adding stock and stirring regularly.
Once the quinoa is about half cooked add some of the chopped Spring onions’ green leaves (wash them first and remove the toughest and wilted parts).
Quinoa tends to stay quite al dente. Let it dry well (if it’s too moist it cannot be pressed in shape correctly) and leave it to rest for three minutes off the flame and with the lid on the pan.

In the meantime fry the Spring onions (the white parts with about 3-4 cm stalk) in e.v. olive oil, season them with salt and set aside.

Cook the pollock in the same oil you used for the Spring onions and add the white wine. Let it evaporate and season with salt and black pepper, then break in chunks.

Grate the courgettes in the pan with the carrot and onion mixture and cook for half a minute. Remove from the flame, season with salt and pepper and keep warm.

Place the ring on a hot serving plate a fill it with quinotto by a third. Level well with the pusher and cover with some vegetables (another third).
Level the veggies too and add some fish, pressing well with the pusher. Lift the ring carefully to keep everything in place. I rinsed the ring with hot water between ingredients.
Garnish with two fried Spring onions.


Paniscia novarese/Risotto with sausage and beans from Novara

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Il risotto, l’avrò già detto dodici milioni di volte, è il mio piatto preferito e la paniscia è decisamente il risotto che più amo quindi mangiarla per me è una doppia goduria.
Ho vissuto a Novara dai tre agli otto anni ed è una città a cui sono ancora legata. Ci è nata mia sorella, ci ho conosciuto la carissima Maretta con cui condivido un’amicizia quadridecennale e ci vive ancora tanta gente a cui voglio bene. E poi è la culla della paniscia, come potrei non amarla?

E’ come dicevo un risotto ma di quelli extra ricchi: fagioli borlotti, salsiccia (ci vorrebbero i salamini d’la duja conservati nello strutto ma io uso la salsiccia luganega fresca che è più facile da reperire), verza e altre verdure. Si dovrebbe usare anche della cotica di maiale ma io preferisco non mettercela. Di questo piatto esiste anche una versione leggermente meno opulenta che si fa a Vercelli, altra città gran produttrice di riso, che non prevede l’uso di verdure tranne la cipolla e che differisce leggermente anche nel nome, panissa.
Le amo entrambe ma quella novarese è la mia preferita in assoluto.
Il riso più adatto è un Carnaroli piemontese, da tirare con un buon vino rosso che gli conferisce un bel colore scuretto. Io ho usato una Barbera del Monferrato “Bricco dei Guazzi” che poi ci siamo bevute (eravamo quattro amiche italiane – tra cui la bravissima pittrice Sabrina Tacci – più due bambini, tutti amanti del risotto, però ovviamente ai pupi Barbera gnennnte :D). Ad essere purista avrei dovuto usare un rosso delle Colline Novaresi  ma qui ad Amsterdam dove cavolo lo trovo? E poi questa Barbera ci è stata benissimo.
Eccovi la mia ricettuzza. Giusto in tempo, prima che finisca l’inverno. Perché questo piatto è perfetto per l’inverno: riscalda corpo e anima. :)

E per un altro risotto alla Barbera guardate qui.

Paniscia novarese

Per 4 persone (porzioni abbondanti)

300 gr. di verza (cavolo bianco)
300 gr. di riso arborio
30 gr. di burro
1 bicchiere di Barbera o altro buon vino rosso piemontese
400 gr. di salsiccia di maiale tipo Luganega o salamella mantovana
150 gr. di pomodori pelati a pezzetti
2 gambi di sedano non troppo grandi
2 carote di grandezza media
2 cipolle piccole
300 gr. di borlotti già cotti
olio d’oliva extra vergine
2 litri di brodo vegetale
sale e pepe nero

Spellare la salsiccia e sgranare bene la polpa per poi saltarla in un po’ d’olio d’oliva finché è ben cotta ma ancora morbida. Tenerla da parte.

Sbucciare una cipolla, tagliarla a pezzettini e rosolarla in un filo d’olio. Tagliare sedano e carote a pezzetti non troppo piccoli e aggiungerli alla cipolla. Mescolare, coprire con il brodo e lasciare che le verdure si ammorbidiscano per bene per almeno una mezz’ora e che il brodo si insaporisca ulteriormente.

Sbucciare l’altra cipolla, tagliarla finemente e soffriggerla nel burro all’interno di una pentola capiente. Quando si è ammorbidita ed è diventata quasi trasparente aggiungere il riso, mescolare e fare tostare per circa un minuto a fuoco medio.
Aggiungere poi il vino rosso e lasciare evaporare mescolando di tanto in tanto.

Aggiungere la salsiccia, la verza tagliata a striscioline, i pelati a pezzetti e, poco a poco, il brodo con le verdure fino a cottura quasi ultimata. Quando il riso è quasi cotto ma ancora parecchio al dente aggiungere i fagioli e ultimare la cottura.
Mantecare con una manciata di parmigiano grattugiato, completare con una spolverata di pepe e lasciar riposare per 3 minuti col coperchio sulla pentola.

Servire caldissimo con abbondante parmigiano.

ENGLISH

I think I’ve said it a gazillion times already: risotto is my favourite dish. And favourite above favourites is this one: paniscia from Novara.
I lived in this city from three to eight years old and it’s a place I definitely still have a bond with. My sister was born there, I met my dear friend Maretta with whom I share 40+ years of friendship and some more people I love still live there. Furthermore it’s the place where paniscia comes from, so how could I not love Novara?

Paniscia is a very rich risotto: borlotti beans, sausage (I should have used the small salamini d’la duja preserved in pork fat but I ended up using fresh luganega sausage, easier to find), green cabbage and other vegetables. Some pork rind should also be used but I prefer to avoid it. This dish is also know in another version, slightly less opulent, made in Vercelli, another city that like Novara is one of the capitals of the Italian rice production. This version doesn’t use any other vegetables but onions and its name is also slightly different, panissa.
I love both versions but my absolute favourite is the Novarese one.
The best rice to use for this dish is a Carnaroli from Piemonte, and the standard white wine normally used in risotto is substituted with a good red that gives the rice a nice, darker colour. I used a Barbera del Monferrato “Bricco dei Guazzi” that we finished during dinner (“we” being for friends – among which the great painter Sabrina Tacci – plus two kids whom, obviously, did get lots of risotto but no wine :D). To do it totally right I should have used a red wine from the Colline Novaresi (the hills around Novara) but I’ve never seen it here in Amsterdam and this Barbera was really perfect anyway.

So here’s the recipe. Just in time before the end of Winter because this dish is perfect for Winter since it warms up both body and soul. :)

And for another risotto with Barbera wine click here.

Paniscia novarese

Serves 4 (abundantly)

300 gr. Savoy cabbage
300 gr. good arborio Rice
30 gr. butter
1 glass of Barbera or other Piedmontese red wine
400 gr. pork sausage like Luganega or salamella from Mantua
150 gr.peeled chopped tomatoes
2 celery stalks, not too big
2 medium-sized carrots
2 small onions
300 gr. pre-cooked borlotti beans
extra virgin olive oil
2 liters of vegetable stock
salt and black pepper

Remove the skin from the sausage and separate the pork meat with your fingers to make it look like big meat “crumbles”. Fry in a little olive oil until well cooked but still soft and keep aside.

Peel one onion, chop it finely and fry it in a little oilve oil. Chop celery and carrots into medium-sized chunks and add them to the onion. Stir, cover with the stock and let it cook for at least half an hour until the veggies become softer and the stock has a richer flavour.

Peel the other onion, chop it finely and fry it in butter inside a big pan. Once soft and almost transparent add the rice, stir and let it “toast” on a medium fire for about one minute stirring continuously.
Add the red wine and let it evaporate, stirring from time to time.

Add sausage, green cabbage cut in this strips, the chopped peeled tomatoes and the stock with the vegetables, ladle by ladle. Cook until almost ready (with a bit more bite than al dente). Add the beans and finish cooking the rice until perfectly al dente.
Add a handful of grated Parmesan cheese and some ground black pepper. Stir gently and leave to rest for about 3 minutes with the lid on the pan.

Serve very hot with abundant parmigiano.

Classici toscani/Tuscan classics

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Classici come quelli della Trattoria Da Burde a Firenze, un ristorante che dal 1901 serve i piatti della tradizione toscana come la ribollita, l’acquacotta e la fiorentina, la mitica bisteccona da mangiare rigorosamente al sangue.
Ci sono stata recentissimamente, a trovare Andrea Gori della “dinastia Burde”, sommelier della casa che è stato uno dei bravissimi insegnanti al corso AIS da me frequentato l’anno scorso ad Amsterdam (Andrea insegna anche ai corsisti di quest’anno), e a provare un po’ di piatti tipici toscani fatti in uno dei posti classici di Firenze.
Ero con la mia mamma e abbiamo assaggiato i crostini coi fegatini, buonerrimi e belli a pezzettoni, la zuppa col cavolo nero che il giorno dopo sarebbe diventata ribollita e la fiorentina con contorno di patate, bietoline dolci e fagioli cannellini. Più classici di così!
Tutto ottimo, freschissimo e accompagnato da vini squisiti.
Per iniziare, il Prosecco di Bele Casel, non proprio toscano ma visto che la mi’ mamma ed io festeggiavamo la nostra piccola vacanza insieme, Luca Ferraro di Bele Casel è personcina assai simpatica e oltretutto il suo Prosecco è buonissimo abbiamo deciso di iniziare con le sue bollicine.
Poi, al bicchiere, un Bolgheri Caccia al Piano “Ruit Hora” 2007 (di Berlucchi, n.b.), morbido, caldo e avvolgente, e l’ottimo Rosso Toscana 2007 della Tenuta di Trinoro.
Con il dolce, la torta frangipani con frutta di stagione su ricetta della blogger belga Cavoletto, niente alcol, solo un ottimo caffè a pranzo terminato.
Da Burde si mangia benissimo (solo a pranzo tranne il venerdì che preparano anche la cena), l’atmosfera è piacevolissima e rilassata anche se “i ragazzi” corrono da un tavolo all’altro per aiutare rapidamente i molti clienti e i vini sono eccellenti. Tra parentesi, anche Paolo Gori, fratello di Andrea e dal 2009 responsabile della cucina da Burde, è sommelier. Bella questa quarta generazione di osti fiorentini multitalented e altamente qualificati e computerizzati (vedere la foto di Andrea, sommelier informatico come lui ama definirsi, col suo inseparabile smart phone da cui, se necessario, recupera superveloce informazioni in tempo reale). :)
Un indirizzo da tenere a mente per la prossima volta che si capita a Firenze.

Trattoria Da Burde, Via Pistoiese 154, 50145 Firenze

 


ENGLISH

Classic dishes just like those you can eat at Trattoria Da Burde in Florence, a restaurant that serves traditional piatti toscani since 1901. Think of ribollita, acquacotta and fiorentina, the fantastic, thick Florentine steak rigorously eaten rare.
I’ve been there a few days ago to visit Andrea Gori of the “Burde dinasty”, sommelier at Burde and one of my teachers at the AIS Sommelier course in Amsterdam last year (Andrea teaches there this year too), and to taste some of the typical Tuscan dishes as made in one of the most classic Florentine restaurants.
I was there with my Mum and we tried the crostini coi fegatini (with chicken liver pâté), very good with roughly chopped livers, the zuppa col cavolo nero (soup with Tuscan kale) that the day after is heated up and served as ribollita (which means “boiled again”) plus the fiorentina with roast potatoes, sweet Swiss chard and cannellini beans. Classy classics!
Everything was excellent, fresh and accompanied by very good wines.
To start with, a Prosecco from Bele Casel. Non exactly Tuscan but my Mum and I were celebrating our little holiday together, Luca Ferraro of Bele Casel is an extremely nice person (molto simpatico!) and his Prosecco is really good so we decided to start our lunch with his bubbles.
Followed by a glass of Bolgheri Caccia al Piano “Ruit Hora” 2007, full-bodied, warm and extremely pleasant, and the excellent Rosso Toscana 2007 from Tenuta di Trinoro.
With our dessert, a frangipani cake with seasonal fruit no alcohol, only a good coffee after lunch.
At Burde the food is fantastic (only lunches though, except on Fridays when they also cook dinner!), the atmosphere is extremely pleasant and relaxed even though “the boys” run back and forth to make every single one of their many clients happy, and the wines are excellent. By the way, also Paolo Gori, Andrea’s brother and Kitchen Manager at Burde’s since 2009, is a sommelier. Nice to see how this fourth generation of Florentine restaurateurs is so multitalented and highly qualified (see the picture of Andrea with his inseparable smart phone that he uses to draw the latest info in real time for those who, like me, ask questions about wines and other stuff). :)
This is definitely an address to remember when in Florence.

Trattoria Da Burde, Via Pistoiese 154, 50145 Florence

Risotto Barbera “Sabri” 2007, alloro e Chimay – Risotto w/ Barbera “Sabri” 2007, bay leaves and Chimay

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Non ho mai amato granché la Barbera* e credo che fosse perché finora non ne avevo ancora bevuta una che mi piacesse davvero. Sempre trovate troppo asciutte, severe e per niente sexy.
Recentemente sono giunta alla conclusione che forseforse (!) non è che sia il vino ad essere incompatibile con me, è che la Barbera VA bevuta insieme a qualcosa e non isolata come certi nettari caldi e ricchi del Sud che amo sorbire anche da soli quali il Primitivo e il Nero d’Avola.
Non credo sia fatta per restare priva di compagnia. E’ come una bella donna austera, controllata e troppo “tappata” che ha bisogno di un amante caldo e paziente che la faccia sciogliere per lasciarsi andare e dare il meglio di sé senza freni inibitori (non è forse il sogno di tutte?).

Così è la Barbera di questa sera, una Sabri 2007 di Batasiolo: legnosa e poco “calda” (non in senso AIS bensì proprio in senso sessuale, amo associare il mangiare e il bere al sesso, in fondo sono i miei tre sport preferiti ahah!).

Questo risotto – in realtà è stato il superbo formaggio d’abbazia belga che ho usato, lo Chimay – l’ha veramente fatta vivere. Bevuta così, da sola, mentre cucinavo il risotto, era aspra e dura, mentre appena messo in bocca un pezzettino di Chimay grasso, morbido e sensualissimo la Barbera ha preso vita, si è spiegata come le ali di un gabbiano rimesso in libertà dopo troppo tempo passato in cattività e ha iniziato a volare. Che grande combinazione. Quindi esagerare con il formaggio per questo risotto è decisamente una buona idea.

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