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Cime di rapa “on the road”

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Valentina ed io abbiamo appena trascorso due giorni di viaggi e scoperte enogastronomiche nelle Marche e in Molise.
Un piccolo giro tra Porto San Giorgio, Fermo, Recanati, Monterubbiano e Termoli ha fatto sì che, come spesso accade (chissà perché…), le nostre mascelle e papille fossero impegnate nell’assaggio di specialità di vario tipo, dagli ottimi vincisgrassi, ricche lasagne in bianco su ricetta originale di Antonio Nebbia del 1784, al ciauscolo stagionato (un eccezionale “salame” che di solito viene servito ancora morbido da spalmare sul pane), dagli gnocchetti al funghi porcini alla grigliata mista con ottima carne e gli sciscill molisani, polpette di pane, uova e pecorino cotte nel sugo al pomodoro davvero buonissime (la ricetta la trovate qui) fatte per noi da Nicoletta di Gustitaly.
Anche i vini assaggiati sono stati estremamente convincenti. Vari Passerina abbinati al pesce locale e un eccezionale Lacrima di Morro d’Alba 2009 di Stefano Mancinelli dall’inebriante aroma di ciliegia sotto spirito e dal gusto rotondo, intenso e carnoso che ha accompagnato i vincisgrassi del Gallery Hotel a Recanati.

Come sempre, quindi , siamo state bene, abbiamo visto dei bei posti e abbiamo mangiato e bevuto cose buone. Proprio una minivacanza da Cime di Rapa!
Qui sotto trovate un piccolo compendio di quello che abbiamo combinato sotto forma di slide show . La musica è “Sofà” della grande Chiara Civello.
Buona visione!

Classici toscani/Tuscan classics

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Classici come quelli della Trattoria Da Burde a Firenze, un ristorante che dal 1901 serve i piatti della tradizione toscana come la ribollita, l’acquacotta e la fiorentina, la mitica bisteccona da mangiare rigorosamente al sangue.
Ci sono stata recentissimamente, a trovare Andrea Gori della “dinastia Burde”, sommelier della casa che è stato uno dei bravissimi insegnanti al corso AIS da me frequentato l’anno scorso ad Amsterdam (Andrea insegna anche ai corsisti di quest’anno), e a provare un po’ di piatti tipici toscani fatti in uno dei posti classici di Firenze.
Ero con la mia mamma e abbiamo assaggiato i crostini coi fegatini, buonerrimi e belli a pezzettoni, la zuppa col cavolo nero che il giorno dopo sarebbe diventata ribollita e la fiorentina con contorno di patate, bietoline dolci e fagioli cannellini. Più classici di così!
Tutto ottimo, freschissimo e accompagnato da vini squisiti.
Per iniziare, il Prosecco di Bele Casel, non proprio toscano ma visto che la mi’ mamma ed io festeggiavamo la nostra piccola vacanza insieme, Luca Ferraro di Bele Casel è personcina assai simpatica e oltretutto il suo Prosecco è buonissimo abbiamo deciso di iniziare con le sue bollicine.
Poi, al bicchiere, un Bolgheri Caccia al Piano “Ruit Hora” 2007 (di Berlucchi, n.b.), morbido, caldo e avvolgente, e l’ottimo Rosso Toscana 2007 della Tenuta di Trinoro.
Con il dolce, la torta frangipani con frutta di stagione su ricetta della blogger belga Cavoletto, niente alcol, solo un ottimo caffè a pranzo terminato.
Da Burde si mangia benissimo (solo a pranzo tranne il venerdì che preparano anche la cena), l’atmosfera è piacevolissima e rilassata anche se “i ragazzi” corrono da un tavolo all’altro per aiutare rapidamente i molti clienti e i vini sono eccellenti. Tra parentesi, anche Paolo Gori, fratello di Andrea e dal 2009 responsabile della cucina da Burde, è sommelier. Bella questa quarta generazione di osti fiorentini multitalented e altamente qualificati e computerizzati (vedere la foto di Andrea, sommelier informatico come lui ama definirsi, col suo inseparabile smart phone da cui, se necessario, recupera superveloce informazioni in tempo reale). :)
Un indirizzo da tenere a mente per la prossima volta che si capita a Firenze.

Trattoria Da Burde, Via Pistoiese 154, 50145 Firenze

 


ENGLISH

Classic dishes just like those you can eat at Trattoria Da Burde in Florence, a restaurant that serves traditional piatti toscani since 1901. Think of ribollita, acquacotta and fiorentina, the fantastic, thick Florentine steak rigorously eaten rare.
I’ve been there a few days ago to visit Andrea Gori of the “Burde dinasty”, sommelier at Burde and one of my teachers at the AIS Sommelier course in Amsterdam last year (Andrea teaches there this year too), and to taste some of the typical Tuscan dishes as made in one of the most classic Florentine restaurants.
I was there with my Mum and we tried the crostini coi fegatini (with chicken liver pâté), very good with roughly chopped livers, the zuppa col cavolo nero (soup with Tuscan kale) that the day after is heated up and served as ribollita (which means “boiled again”) plus the fiorentina with roast potatoes, sweet Swiss chard and cannellini beans. Classy classics!
Everything was excellent, fresh and accompanied by very good wines.
To start with, a Prosecco from Bele Casel. Non exactly Tuscan but my Mum and I were celebrating our little holiday together, Luca Ferraro of Bele Casel is an extremely nice person (molto simpatico!) and his Prosecco is really good so we decided to start our lunch with his bubbles.
Followed by a glass of Bolgheri Caccia al Piano “Ruit Hora” 2007, full-bodied, warm and extremely pleasant, and the excellent Rosso Toscana 2007 from Tenuta di Trinoro.
With our dessert, a frangipani cake with seasonal fruit no alcohol, only a good coffee after lunch.
At Burde the food is fantastic (only lunches though, except on Fridays when they also cook dinner!), the atmosphere is extremely pleasant and relaxed even though “the boys” run back and forth to make every single one of their many clients happy, and the wines are excellent. By the way, also Paolo Gori, Andrea’s brother and Kitchen Manager at Burde’s since 2009, is a sommelier. Nice to see how this fourth generation of Florentine restaurateurs is so multitalented and highly qualified (see the picture of Andrea with his inseparable smart phone that he uses to draw the latest info in real time for those who, like me, ask questions about wines and other stuff). :)
This is definitely an address to remember when in Florence.

Trattoria Da Burde, Via Pistoiese 154, 50145 Florence

G like garlic, G like Greece

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Dopo 11 mesi di guerra l’unico mese dell’anno in cui gli concedo una tregua è agosto.
In 11 mesi mai dimentico, qualora si presenti l’occasione, di formulare domande tipo: c’è l’aglio? E a risposta affermativa mi manifesto sempre con un: allora per me no, grazie.
Oppure impartisco istruzioni tipo: per me SENZA aglio!
Controllo minuziosamente antipasti a buffet con una sorta di scannerizzazione visiva, inforco gli occhiali,  non convinta annuso. La mia tesi è che uno spicchio d’aglio intero (preferibilmente “vestito”) deve presenziare nell’olio che soffrigge, e dopo pochi minuti (secondi?) va tolto. Questa deve essere la sua unica funzione. Mai tritato, mai sminuzzato, mai ingurgitato. E’ invasivo, distrugge i sapori, si ripropone continuamente attraverso i canali digestivi che percorre contromano, funge da insetticida naturale nel senso che se mi passa davanti una zanzara l’alitosi da aglio la fulmina in un secondo.
Ma ogni anno ad agosto vado in Grecia e non posso recitare la formula magica: per me SENZA aglio! Non funziona!  Nella gastronomia greca l’aglio è fondamentale, recitare la formula significa rischiare il digiuno.
A Meganisi, piccola isola ionica sistemata con successo tra Lefkada e Cefalonia, in un paesello di nome Katomeri c’è un piccolo hotel dal nome molto originale: hotel MeganisiYorgo, sua moglie e i suoi genitori accolgono i clienti con gentilezza, disponibilità, allegria e perché no, approssimazione assolutamente “Greek style”.  L’approssimazione, difetto tipicamente mediterraneo al quale sono legata da un rapporto di odio e amore, nella popolazione greca diventa una “magia”. E’ tutto sempre molto casuale, “arrangiato per arrangiarsi” e magicamente tutto sempre si risolve per il meglio!  Nella cucina del ristorante dell’hotel Meganisi c’è sempre magia: tante persone, madri padri fratelli mogli zie zii cugini, tanto da preparare, un caos incredibile, voci, grida, risate, bracieri accesi, padelle con scoppiettanti fritture, agnelli, cernie, saraghi, porcellini, agli, cipolle, spezie,  ortaggi, quintali di patate, enormi angurie, verdure di campo, formaggi, danzano insieme un incredibile sirtaki!
I sapori, assolutamente mediterranei, sono una delizia per il palato! (l’aglio lo ingurgito abbondantemente, ad esempio nel divino tzatziki e nella squisita e semplicissima skordalià)
La skordalià, preparazione tipica delle isole greche, è un delizioso contorno per un secondo di pesce non elaborato, quindi intendo per un pesce arrostito, bollito, o cotto in forno, senza “orpelli” tipo spezie o condimenti. Facilissima l’esecuzione.

P.S. Ehm…Spalmata su una fetta di pane abbrustolito, a “prima fame”, fa la sua porca figura… ;-)

Skordalià

Ingredienti per 2 persone:
2 patate di media dimensione
2 spicchi d’aglio
½ cucchiaio d’aceto
sale
olio e.v.o.

Bollire le patate in acqua leggermente salata fino a quando non raggiungono una consistenza tenera, passarle allo schiacciapatate oppure se si preferisce (io lo preferisco) un effetto più” consistente”, schiacciarle con una forchetta. Sminuzzare gli spicchi d’aglio e incorporarli. Aggiungere l’aceto mescolando la preparazione. Mettere la skordalià in un piatto e aggiungere un filo d’olio e.v.o.
La skordalià può essere servita tiepida o fredda.

E dulcis in fundo, sempre dalla Grecia,  la videoricetta impossibile! (o quasi)


ENGLISH

I don’t like garlic, that’s for sure. When I’m at a restaurant I always ask:”Is there any garlic in it?” Or I say: “No garlic for me, please!”
Yes, I have some problems with it because it’s overpowering, it always comes up again to say hello in case I forgot it – burp – and because you can use it as a natural insecticide. Just let a mosquito fly in front of me after eating garlic and I’ll kill it in 0,9 seconds flat just by opening my mouth.
The thing is, I’ve been traveling to Greece for summer holidays for the last ten years at least, and Greece is Garlic Country par excellence. When I’m there I can’t say: “no garlic for me, please!” because I’d risk starvation.
In Meganisi, a little lovely island between Lefkas and Kefalonia, there is a small town called Katomeri, and in Katomeri there’s a small hotel called Hotel Meganisi (what an original name!).
Yorgo, his wife and his parents give their customers a kind of homey feeling , with a particular “Greek style” which includes big kindness and a sort of Mediterranean “easy going” way of life. J
The kitchen at Hotel Meganisi is the perfect example of this “easy going” attitude: it always includes a wonderful, joyous chaos composed by loud voices, laughter, people including parents, uncles, aunties, children and wives talking all together, a lot of work to do, barbecues, frying pans, lambs, piglets, fish, vegetables, garlic, onions, spices, potatoes, cheeses, big watermelons… They all dance together in a kind of incredible sirtaki! And, magically, everything works!
The delicious tastes that derive from this chaos are totally Mediterranean and then even I end up liking garlic, for example in a divine tzatziki or in a delicious skordalià.
Skordalià is a typical side dish of the Greek islands. It’s served with grilled or boiled fish and I love it even on a slice of bread. As an added plus, it’s very, very easy to prepare.

Skordalià

Serves 2

2 medium sized potatoes
2 garlic cloves
½ tablespoon of vinegar
salt
extra virgin olive oil

Boil the potatoes in slightly salted water until tender and puree them with a potato ricer or, if you prefer a chunkier texture like I do, mash them coarsely with a fork.
Finely chop the garlic cloves and add them to the mashed potatoes, mixing well. Add vinegar and mix further. Season with salt and serve the skordalià after drizzling it with some extra virgin olive oil.
The skordalià can be served lukewarm or cold.

And, last but not least and originating in Greece too, the Impossible (Or Almost Impossible) Videorecipe! (see above)